
grazie onorevoli signori per dare ad "nessuno" come me la possibilita' di realizzare un sogno.



sono quasi le quattro del mattino del 15 ottobre. e' stata una giornata di merda, a parte il fatto che ho preso paga finalmente. una giornata infernale in cui mi sono trascinato arrancando tra i postumi alcolici e festaioli di venerdì' e sabato, due seratacce finite non prima delle sette del mattino, per tutto il giorno non ho fatto altro che pensare al momento in cui mi sarei infoderato. rincoglionito come una campana ho ripetutamente rischiato di amputarmi una mano, di cavarmi un occhio e di darmi fuoco con dei flambe', ma alla fine, tra oli bollenti e coltellacci affilati, sono arrivato a casa, distrutto ed in taxi, ma sano e salvo, pronto a svenire, e invece un cazzo. lo so e' un po' tardi per scrivere, ma non riesco a stare a letto, c'e' un silenzio in casa che non mi fa dormire. non che ci abbia provato ma sarebbe inutile comunque. esco sulla terrazza alla ricerca di un rumore ma nulla. gioco con il cane del vicino che non abbaia, non ringhia, non parla. il portacenere straborda. fumo per non trovarmi a vagare per casa a parlare da solo, per tenere la bocca occupata, aspettando il sonno. fumo e aspetto, tiro il collo ad un'altra birra e aspetto, scrivo e aspetto.
Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento
I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ‘’tua culpa’’
affollarono i parrucchieri
Nell’assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l’amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta
poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta


"Chi pe sti mari và sti pisci piglia"